sabato 16 maggio 2015

Oscurità e Verità.

Nel post precedente avevo esposto la questione dei due lati che ci dividono in due ma al contempo contribuiscono a renderci "unici", integri.
In conclusione ad un breve discorso avevo scritto delle domande su cui mi ero ripromessa di riflettere, ed ho riflettuto. Forse non a sufficienza perché nella mia testa non vi è ancora piena chiarezza, ma posso dire di aver trovato degli ottimi spunti di riflessione.

-perché temiamo così tanto addirittura solo il termine "oscuro" o "nero"? Perché temiamo l'oscurità? E' una questione di indole? O forse di qualcosa che ci è stato inculcato fin dalla nascita e, con questa paura addosso, non abbiamo avuto il coraggio nemmeno di andare ad indagare?

Il timore dell'oscurità è, infondo, qualcosa di atavico. Perché la parola oscuro ha intrinseco il concetto di "buio", e il buio ha come prerogativa principale quella di celare, nascondere, ed è una paura, appunto, fortemente atavica quella di tutto ciò che è nascosto.
In sostanza, ciò che è nascosto e di conseguenza ciò che non si conosce, incute timore, sia in coloro che, davanti al timore, evitano ciò che è nascosto, ignorandolo, negandone l'esistenza o, addirittura, demonizzandolo, sia in coloro che invece, davanti al timore, si incuriosiscono e lasciano libertà a questa curiosità (umana tanto quanto il timore) di "spingerli verso l'ignoto", di attivare un motore di ricerca. Ma questo non significa che chi si spinge ad indagare non provi timore. La ricerca e la curiosità non elidono la paura.

Vorrei prendere in esame i soggetti che, come me e come Alex, si inoltrano nell'ignoto con curiosità e soprattutto con la mente sgombra da pregiudizi, non perché io ignori i soggetti che decidono di non indagare, ma semplicemente perché questi, decidendo di ignorare, fermano un processo, e quindi non mi forniscono materiale su cui poter aprire una riflessione o un dibattito.
Tenterò in ogni caso di parlare anche di loro, seppur in minor parte, inserendoli nel discorso come termini di confronto.

Parto dalla necessità di avere la mente sgombra da qualsiasi forma di pregiudizio. Il motivo è logico: non si può intraprendere un percorso di ricerca personale se si hanno nella mente delle barriere poste da qualcun altro che ci impongo dei limiti, oppure concetti, definizioni pre impostate da tradizioni che vanno a bloccare ogni forma di ragionamento autonomo. In brevis, se si ha già nella mente la definizione di qualcosa, che sia essa letta su un libro, imparata a scuola o, come spesso accade, imposta da una qualche religione a tutti gli effetti scritta dall'uomo, la nostra testa non può andare oltre quel concetto o quella definizione, ponendoci un blocco, un limite non da poco conto.
Credo che l'eliminare i pregiudizi sia la parte più complicata di questo processo di ricerca.
In primo luogo perché l'uomo è spinto a credere che ogni definizione già scritta da qualcuno sia per forza di cose corretta. Quindi, per imparare, sarà sufficiente studiare, riempirsi il cervello di quelle informazioni che sono state scritte da qualcun altro, così saprò!
No, questo non può essere sufficiente.
Ricordate che voi potete arrivare a qualsiasi cosa, se lo desiderate.
Con questo non voglio certo dire che ogni cosa scritta sui libri non valga nulla, anzi! Dico però che non è sufficiente, non è abbastanza per raggiungere una reale conoscenza.
Bisogna prendere quelle nozioni e farle proprie, rielaborarle e adattarle a ciò che si sente.
E per chi crede in Dio?
Come posso dire loro di non credere nella Bibbia, se questa per loro è la parola di Dio? Non voglio dire questo. Voglio però ricordare che questo Dio vi ha creati con un cervello, vi ha donato la possibilità di riflettere, ragionare, e soprattutto vi ha donato il libero arbitrio.
Non credo che questo Dio vi abbia donato una mente capace di cose così straordinarie per poi impedirvi di usarla a pieno.

Una volta eliminati i pregiudizi, la persona che decide di indagare in questa "oscurità" deve avere la consapevolezza che la Verità a cui giungerà non potrà essere la Verità a cui giungerà qualcun altro. Ognuno ha un percorso di ricerca personale e perciò la Verità a cui giungerà sarà personale.
Nessuno deve avere la pretesa di avere nelle mani la Suprema Verità, semplicemente perché questo non è e non sarà mai possibile.
Ognuno di noi ha un'unicità che non ha eguali. Siamo, nella mente, tutti diversi dagli altri.
E questa unicità è, in realtà, la nostra unica salvezza. Nessuno potrà mai veramente "entrare nella nostra mente", sapere esattamente come viviamo una situazione, quali siano le nostre sensazioni, i nostri pensieri, le nostre riflessioni più intime.
Quando si ha la sensazione di non avere più il controllo su niente, ricordate che avrete sempre il controllo della vostra mente.

Parlando di me, una volta, entrando nel sito di Unione Satanisti Italiani, lessi questa frase nel post dove si parlava di alcuni dei principi del satanismo spirituale:

"La Verità è come la flebile luce di una candela, non la vedrai mai nel bagliore ingannevole di una luce accecante, bensì nel silenzio dell'oscurità".

Lessi questa frase e ne rimasi fortemente colpita.
Iniziai a riflettere e giunsi alle mie conclusioni.
Non voglio trascriverle, per il semplice motivo che mi piacerebbe che questa frase rimanesse così, nella sua integrità, e che chiunque possa leggerla e interpretarla come meglio vuole, senza che le mie riflessioni su di essa possano influenzare in qualche modo la ricerca di chi la legge.


B.


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