Nel post precedente avevo esposto la questione dei due lati che ci dividono in due ma al contempo contribuiscono a renderci "unici", integri.
In conclusione ad un breve discorso avevo scritto delle domande su cui mi ero ripromessa di riflettere, ed ho riflettuto. Forse non a sufficienza perché nella mia testa non vi è ancora piena chiarezza, ma posso dire di aver trovato degli ottimi spunti di riflessione.
-perché temiamo così tanto addirittura solo il termine "oscuro" o "nero"? Perché temiamo l'oscurità? E' una questione di indole? O forse di qualcosa che ci è stato inculcato fin dalla nascita e, con questa paura addosso, non abbiamo avuto il coraggio nemmeno di andare ad indagare?
Il timore dell'oscurità è, infondo, qualcosa di atavico. Perché la parola oscuro ha intrinseco il concetto di "buio", e il buio ha come prerogativa principale quella di celare, nascondere, ed è una paura, appunto, fortemente atavica quella di tutto ciò che è nascosto.
In sostanza, ciò che è nascosto e di conseguenza ciò che non si conosce, incute timore, sia in coloro che, davanti al timore, evitano ciò che è nascosto, ignorandolo, negandone l'esistenza o, addirittura, demonizzandolo, sia in coloro che invece, davanti al timore, si incuriosiscono e lasciano libertà a questa curiosità (umana tanto quanto il timore) di "spingerli verso l'ignoto", di attivare un motore di ricerca. Ma questo non significa che chi si spinge ad indagare non provi timore. La ricerca e la curiosità non elidono la paura.
Vorrei prendere in esame i soggetti che, come me e come Alex, si inoltrano nell'ignoto con curiosità e soprattutto con la mente sgombra da pregiudizi, non perché io ignori i soggetti che decidono di non indagare, ma semplicemente perché questi, decidendo di ignorare, fermano un processo, e quindi non mi forniscono materiale su cui poter aprire una riflessione o un dibattito.
Tenterò in ogni caso di parlare anche di loro, seppur in minor parte, inserendoli nel discorso come termini di confronto.
Parto dalla necessità di avere la mente sgombra da qualsiasi forma di pregiudizio. Il motivo è logico: non si può intraprendere un percorso di ricerca personale se si hanno nella mente delle barriere poste da qualcun altro che ci impongo dei limiti, oppure concetti, definizioni pre impostate da tradizioni che vanno a bloccare ogni forma di ragionamento autonomo. In brevis, se si ha già nella mente la definizione di qualcosa, che sia essa letta su un libro, imparata a scuola o, come spesso accade, imposta da una qualche religione a tutti gli effetti scritta dall'uomo, la nostra testa non può andare oltre quel concetto o quella definizione, ponendoci un blocco, un limite non da poco conto.
Credo che l'eliminare i pregiudizi sia la parte più complicata di questo processo di ricerca.
In primo luogo perché l'uomo è spinto a credere che ogni definizione già scritta da qualcuno sia per forza di cose corretta. Quindi, per imparare, sarà sufficiente studiare, riempirsi il cervello di quelle informazioni che sono state scritte da qualcun altro, così saprò!
No, questo non può essere sufficiente.
Ricordate che voi potete arrivare a qualsiasi cosa, se lo desiderate.
Con questo non voglio certo dire che ogni cosa scritta sui libri non valga nulla, anzi! Dico però che non è sufficiente, non è abbastanza per raggiungere una reale conoscenza.
Bisogna prendere quelle nozioni e farle proprie, rielaborarle e adattarle a ciò che si sente.
E per chi crede in Dio?
Come posso dire loro di non credere nella Bibbia, se questa per loro è la parola di Dio? Non voglio dire questo. Voglio però ricordare che questo Dio vi ha creati con un cervello, vi ha donato la possibilità di riflettere, ragionare, e soprattutto vi ha donato il libero arbitrio.
Non credo che questo Dio vi abbia donato una mente capace di cose così straordinarie per poi impedirvi di usarla a pieno.
Una volta eliminati i pregiudizi, la persona che decide di indagare in questa "oscurità" deve avere la consapevolezza che la Verità a cui giungerà non potrà essere la Verità a cui giungerà qualcun altro. Ognuno ha un percorso di ricerca personale e perciò la Verità a cui giungerà sarà personale.
Nessuno deve avere la pretesa di avere nelle mani la Suprema Verità, semplicemente perché questo non è e non sarà mai possibile.
Ognuno di noi ha un'unicità che non ha eguali. Siamo, nella mente, tutti diversi dagli altri.
E questa unicità è, in realtà, la nostra unica salvezza. Nessuno potrà mai veramente "entrare nella nostra mente", sapere esattamente come viviamo una situazione, quali siano le nostre sensazioni, i nostri pensieri, le nostre riflessioni più intime.
Quando si ha la sensazione di non avere più il controllo su niente, ricordate che avrete sempre il controllo della vostra mente.
Parlando di me, una volta, entrando nel sito di Unione Satanisti Italiani, lessi questa frase nel post dove si parlava di alcuni dei principi del satanismo spirituale:
"La Verità è come la flebile luce di una candela, non la vedrai mai nel bagliore ingannevole di una luce accecante, bensì nel silenzio dell'oscurità".
Lessi questa frase e ne rimasi fortemente colpita.
Iniziai a riflettere e giunsi alle mie conclusioni.
Non voglio trascriverle, per il semplice motivo che mi piacerebbe che questa frase rimanesse così, nella sua integrità, e che chiunque possa leggerla e interpretarla come meglio vuole, senza che le mie riflessioni su di essa possano influenzare in qualche modo la ricerca di chi la legge.
B.
sabato 16 maggio 2015
venerdì 15 maggio 2015
Amore e orgoglio. Integrità o scissione?
Mi trovo davanti al computer dopo aver passato una bella giornata, a riflettere su cosa io abbia effettivamente guadagnato oggi.
Non parlo di denaro, ovviamente, parlo di cosa ho guadagnato come "frutto".
Mi sono ritrovata a provare a rispondere, e sono giunta alla conclusione che, effettivamente, non mi sono mossa da casa, quindi non ho avuto occasione di fare acquisti, parlare con più persone, bere qualcosa con gli amici o che so io, però, in compenso, ho passato delle piacevoli ore con Alex (il mio fidanzato).
Stamattina abbiamo avuto una discussione abbastanza accesa che, come al solito, si è risolta bene, anche se questa volta ho dovuto riflettere di più sul come poterla risolvere. In ogni caso si è risolta, e questo dimostra che nonostante tutte le litigate che possono accadere tra di noi, l'amore che ci lega è più profondo, e sconfigge tutto.
L'amore è potente, è l'energia più forte che io abbia mai sperimentato!
Come ho scritto precedentemente ho dovuto riflettere di più sul come risolverla.
Cosa voglio dire?
Tendenzialmente è sempre lui a risolvere le questioni, ma mi sono resa conto che, essendo appunto una coppia, dobbiamo risolvere in DUE. Ciò significa che dobbiamo trovare un punto d'incontro, una specie di accordo!
Ora, il primo passo lo abbiamo già fatto, ossia quello di riconoscere che entrambi abbiamo un orgoglio che rasenta il patologico. Una volta riconosciuto questo, di conseguenza riconosciamo il fatto che chiedere scusa e ammettere di aver commesso un errore è complicato tanto per l'uno quanto per l'altro. Perciò non vogliamo sforzarci a pronunciare le scuse ufficiali. Nessuno vuole fare violenza all'altro in nessun modo! Sarà a questo punto sufficiente capire che è un momento di difficoltà in cui nessuno riesce a scavalcare quest'orgoglio, parte di lui, e trovare un punto d'incontro, senza pretendere di far prevalere le ragioni di una sola parte.
A questo proposito, vorrei fermarmi a riflettere sul "parte di lui", che nella frase precedente ho usato facendo riferimento all'orgoglio.
Mi chiedevo, se in ognuno di noi esiste una parte nera e una bianca (parlando metaforicamente), quanto può essere giusto lasciarne una digiuna fino alla morte e alimentare solo l'altra?
Infondo, uccidendo il lato "nero" di noi, uccidiamo una PARTE DI NOI, e non uccidiamo, in questo modo, anche noi stessi come individui completi?
Quello che mi chiedo è: è effettivamente corretto uccidere il lato oscuro che fa parte di noi perché la parola "oscuro" o "nero" ci incute timore?
E se invece alimentassimo entrambe le parti impiegando le nostre energie, invece che a reprimere il lato nero, ad imparare a dominarlo, restando così effettivamente integri nella psiche e nello spirito?
A questo punto mi sorgono delle domande:
-perché temiamo così tanto addirittura solo il termine "oscuro" o "nero"? Perché temiamo l'oscurità? E' una questione di indole? O forse di qualcosa che ci è stato inculcato fin dalla nascita e, con questa paura addosso, non abbiamo avuto il coraggio nemmeno di andare ad indagare?
-quale vantaggio ha il reprimere il lato oscuro di noi? E quale vantaggio ha invece mantenere quella nostra certa forma di integrità?
Rifletterò stanotte, e domani mattina cercherò di dare delle risposte, sempre MIE, e non di altri.
Un abbraccio,
B.
Non parlo di denaro, ovviamente, parlo di cosa ho guadagnato come "frutto".
Mi sono ritrovata a provare a rispondere, e sono giunta alla conclusione che, effettivamente, non mi sono mossa da casa, quindi non ho avuto occasione di fare acquisti, parlare con più persone, bere qualcosa con gli amici o che so io, però, in compenso, ho passato delle piacevoli ore con Alex (il mio fidanzato).
Stamattina abbiamo avuto una discussione abbastanza accesa che, come al solito, si è risolta bene, anche se questa volta ho dovuto riflettere di più sul come poterla risolvere. In ogni caso si è risolta, e questo dimostra che nonostante tutte le litigate che possono accadere tra di noi, l'amore che ci lega è più profondo, e sconfigge tutto.
L'amore è potente, è l'energia più forte che io abbia mai sperimentato!
Come ho scritto precedentemente ho dovuto riflettere di più sul come risolverla.
Cosa voglio dire?
Tendenzialmente è sempre lui a risolvere le questioni, ma mi sono resa conto che, essendo appunto una coppia, dobbiamo risolvere in DUE. Ciò significa che dobbiamo trovare un punto d'incontro, una specie di accordo!
Ora, il primo passo lo abbiamo già fatto, ossia quello di riconoscere che entrambi abbiamo un orgoglio che rasenta il patologico. Una volta riconosciuto questo, di conseguenza riconosciamo il fatto che chiedere scusa e ammettere di aver commesso un errore è complicato tanto per l'uno quanto per l'altro. Perciò non vogliamo sforzarci a pronunciare le scuse ufficiali. Nessuno vuole fare violenza all'altro in nessun modo! Sarà a questo punto sufficiente capire che è un momento di difficoltà in cui nessuno riesce a scavalcare quest'orgoglio, parte di lui, e trovare un punto d'incontro, senza pretendere di far prevalere le ragioni di una sola parte.
A questo proposito, vorrei fermarmi a riflettere sul "parte di lui", che nella frase precedente ho usato facendo riferimento all'orgoglio.
Mi chiedevo, se in ognuno di noi esiste una parte nera e una bianca (parlando metaforicamente), quanto può essere giusto lasciarne una digiuna fino alla morte e alimentare solo l'altra?
Infondo, uccidendo il lato "nero" di noi, uccidiamo una PARTE DI NOI, e non uccidiamo, in questo modo, anche noi stessi come individui completi?
Quello che mi chiedo è: è effettivamente corretto uccidere il lato oscuro che fa parte di noi perché la parola "oscuro" o "nero" ci incute timore?
E se invece alimentassimo entrambe le parti impiegando le nostre energie, invece che a reprimere il lato nero, ad imparare a dominarlo, restando così effettivamente integri nella psiche e nello spirito?
A questo punto mi sorgono delle domande:
-perché temiamo così tanto addirittura solo il termine "oscuro" o "nero"? Perché temiamo l'oscurità? E' una questione di indole? O forse di qualcosa che ci è stato inculcato fin dalla nascita e, con questa paura addosso, non abbiamo avuto il coraggio nemmeno di andare ad indagare?
-quale vantaggio ha il reprimere il lato oscuro di noi? E quale vantaggio ha invece mantenere quella nostra certa forma di integrità?
Rifletterò stanotte, e domani mattina cercherò di dare delle risposte, sempre MIE, e non di altri.
Un abbraccio,
B.
Presentazioni
Premesso che io detesto ogni qual forma di presentazione, mi trovo "costretta" a scriverne una, per dare, a chi mi leggerà, occasione di conoscermi.
Mi chiamo Beatrice, ho 19 anni, e sono alla continua ricerca di tutte le verità che la vita ha da offrirmi.
Cosa significa?
Significa che, si sa, la verità è qualcosa di soggettivo, ma ogni essere umano dovrebbe prendersi del tempo, ritagliarsi degli attimi per dedicarsi alla ricerca della sua personale verità. Farsi imboccare dagli altri è sbagliato, ma di questo parlerò in un altro post.
La verità è una?
No, le verità possono essere tante e in tanti ambiti.
Questi ragionamenti sono cominciati nella mia testa dalla mia decisione di approcciare al Satanismo Spirituale.
(Per cortesia, non fatevi trarre in inganno dalla parola Satanismo/Satana e dai preconcetti costruiti dalla società e dalle religioni nella vostra mente, c'è molto di più da sapere).
Non posso ancora avere una chiara idea di quale sia la verità in ambito spirituale né in ogni altro ambito, ma lo studio di questa forma di "religione", se così la si vuole definire, ha dato una scossa alla mia mente e mi ha permesso di attivare questo impulso alla ricerca. Una ricerca personale che ho deciso di condividere con il mio ragazzo in primis, e qualcosa anche con chi mi leggerà.
La ricerca delle verità è un processo che può non avere fine come avere una fine vicina, questo non possiamo saperlo.
Questo posto non è un luogo dove parlerò solo di ricerca spirituale e non, è un'occasione per poter trascrivere qualche squarcio di vita che mi può far piacere condividere e, insieme, trarre l'occasione per parlare di questa ricerca, che sta rendendo la mia vita più piena, meno superficiale, meno mediocre.
Al momento non ho altro da aggiungere a questa presentazione, spero di poter cominciare a scrivere presto qualcosa in più.
Un abbraccio,
B.
Mi chiamo Beatrice, ho 19 anni, e sono alla continua ricerca di tutte le verità che la vita ha da offrirmi.
Cosa significa?
Significa che, si sa, la verità è qualcosa di soggettivo, ma ogni essere umano dovrebbe prendersi del tempo, ritagliarsi degli attimi per dedicarsi alla ricerca della sua personale verità. Farsi imboccare dagli altri è sbagliato, ma di questo parlerò in un altro post.
La verità è una?
No, le verità possono essere tante e in tanti ambiti.
Questi ragionamenti sono cominciati nella mia testa dalla mia decisione di approcciare al Satanismo Spirituale.
(Per cortesia, non fatevi trarre in inganno dalla parola Satanismo/Satana e dai preconcetti costruiti dalla società e dalle religioni nella vostra mente, c'è molto di più da sapere).
Non posso ancora avere una chiara idea di quale sia la verità in ambito spirituale né in ogni altro ambito, ma lo studio di questa forma di "religione", se così la si vuole definire, ha dato una scossa alla mia mente e mi ha permesso di attivare questo impulso alla ricerca. Una ricerca personale che ho deciso di condividere con il mio ragazzo in primis, e qualcosa anche con chi mi leggerà.
La ricerca delle verità è un processo che può non avere fine come avere una fine vicina, questo non possiamo saperlo.
Questo posto non è un luogo dove parlerò solo di ricerca spirituale e non, è un'occasione per poter trascrivere qualche squarcio di vita che mi può far piacere condividere e, insieme, trarre l'occasione per parlare di questa ricerca, che sta rendendo la mia vita più piena, meno superficiale, meno mediocre.
Al momento non ho altro da aggiungere a questa presentazione, spero di poter cominciare a scrivere presto qualcosa in più.
Un abbraccio,
B.
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